22 agosto ’17- in versi

D’improvviso, a spezzar parole: uno scoppio…
due, tre… un crescendo lontano dal crepuscolo.
quarto, quinto!! “fuochi iniziati”,
ragazza di bagliore lunare, vaghi
tra gente di mare e due scappati di casa, osservando un cielo bipolare
anche tu per strada
a veder lo schieramento: stelle e lampi.
Frizzante atmosfera,
lui anche stasera più il mezzo sorriso di chi si scioglie fantasticando solita all’idea.
ma in-gente-traffico difficile è sciogliersi: contenitore anti-claustrofobici
《non più magico da sognare.》
Con stretti amici gareggia:
corsero alle spalle qui, lì tra nasi alti!!
e ‘l cielo esplodeva, su persone immobili in apparente ipnosi:
e Cielo non intendeva smettere
ma sembrava che di finire potesse
da un secondo all’altro.
………….
Seduti sull’erba fredda
rotolavano pensieri tra caviglie colme di solletico.
《si, puoi fare meglio..》
Non conoscer posto seppur sapere di trovarlo.
…………
Ed ecco lo scalpo perfetto!! tra abitazioni, dietro in quella vuota stradina, su di un muretto..
《perfetto… semplicemente perfetto.》
Sdraiarono con occhi al cielo e flettevano ogni colore e luce,
immersi nei rimbombi che inondavano anche il petto per forza di vibrazioni,
in appena un filo di vento,
nevicava ogni tanto un pezzetto di cenere da quel puzzle di carbone e ossigeno, spento.
………..
Ebe a far foto ed Eros a baciar memorie,
in un attimo di romanticismo e adolescenziale mancanza…
lei, la pensatrice, si perse in sorriso,
autoscontri, l’idiota dell’anno intitolato,
in quel dejavù rivedendolo in piedi su una macchinina a “carillon” ..
e per un attimo anche lui ha ricordato, bacio di morfeo, pagato il prezzo dei sensi in quell’attimo che ora non significava nulla.
Nulla se non meno.
《conosci ‘sta canzone? … non l’hai mai sentita.. non te ne intendevi eppur ti intendevi d’altro, avrei dovuto solo guardare in faccia ad un altro.》
………….
piedi al vento, consegnati al baccano: dove l’amica piena di allegria scattò una foto, l’amico mirava solo, ed io… io ci camminavo
nella guerra, passo a passo sotto i tuoni di tempesta, sotto le lacrime in gabbia tra le ciglia ora sfuocate.
Un po’ formica, un po’ leone.. ma non insetto chimera di entrambe.
Non formica leone come tu sei.
…………
Pareva toccarlo, camminare, cascarci dentro ed esserci sdraiata, immersa nei sogni di mezzanotte, immersa nelle risate di quella sera col cuore ancora a mille per il rocket ed il vuoto in gola.
normal fatto per ragazzi ma le si presentava speciale, tempo bloccatosi
in eterno attimo, tra mille ali di memorie, farfalle da stomaco
che ricordava e farfalle che componevano pensieri e futuro…
gruppi composti, ovattati, rotti…
dei per sempre finchè non importasse durata: luogo e senso: importava questo.
Importava…

~Parole come matite

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