Dove e chi? “Intenso”

Siamo stati al freddo,

io, te, noi e gli altri.

Ci si ripara al caldo:

muri bianchi, finestre

e pavimenti in laminato.

Ci si ripara in mondi diversi,

guardando la neve

cadere sul ghiaccio

o tra le carte di un nuovo

gioco in cui io non riesco

e le cioccolate calde!

che tutti amano tanto.

Ci si ritrova, chi attenti,

chi annoiati, seduti,

a sentir parlare di quale sia

il miglior legno.

Si scopre che non è solo uno

il miglior intreccio,

credendosi in passato

ci scopriamo passati

nel presente dell’attuale:

la cultura si tramanda

e veniva davvero da ascoltare.

Cesti, lacci, ponti…

Ci scoprivamo interessati

man mano, fil filo in un quel mantra

al gusto di ossigeno e paglia.

La montagna si sottovaluta

e l’ho scoperta intensa

da vivere, abitare

e l’ho fotografata,

rendendomi conto che solo

vivendola come stato d’animo

l’avrei descritta fino in fondo…

E sai come mi sentivo?

Mi sentivo con te, in te e di te.

Intensa come la tua napapjri blu,

diversa e intensa come te,

ed il profumo sulla maglia,

col naso posato sulla schiena

ed il respiro che salta

sospeso sulla funivia che sbanda.

Il luccichio del ghiaccio

sotto i lampioni e la luna,

ed il peso sullo stomaco

per cui ti ho fatto preoccupare…

È così che dovrebbe cominciare ogni amore:

lui che si spaventa

e lei che sdrammatizza.

Certe volte non è tanto il dove:

la comitiva ha la meglio sull’esperienza.

Dove e chi eravamo noi, però…

…ed era tutto semplicemente intenso.

~Parole come matite

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Calcio

Avete mai…. non guardato o seguito in tv, ma osservato, studiato
una partita a calcio?
Una di quelle un po’ competitive, come tutto nella vita,
non un gioco, non una chiacchierata.
Osserva un giocatore alla volta e avrai un’idea caratteriale di ciascuno di loro.
C’è chi è più impulsivo e quindi meno preciso,
chi è calmo e si mette in gioco con astuzia e pazienza,
chi invece con questa calma quasi non gioca.. aspetta, spalle ricurve,
ma la palla la prendono gli altri.
C’è chi passa con giustizia, per simpatia
o chi con debole tiro, diretto a chi appare forte nel suo egocentrismo.
Vuoi essere chi esulta o chi è ammirato?
Il lento o lo sbruffone?
Alcuni si posizionano dove è meglio, con calcoli assurdi e percezione di strategia e riflesso,
ma tanti inseguono soltanto e di riflesso hanno solo la propria immagine allo specchio.
Dov’è la palla???? Chi è? …Cosa può dare? Goal.
In porta non vuole mai stare nessuno, le ragazze finiscono sempre lì però quando stupidamente chiedono di unirsi: lì, dove nessuno vuole, a loro fa più piacere, fuori dal ciclone di tutta quella esaltazione.
Ogni sport fa uscire parti di carattere,
traspariamo in ogni nostra mossa e atteggiamento,
caratteri di cristallo e vetro.

~Parole come matite

Dicembre la mia pista

Lentezza dello scivolio
di lame che spezzano,
spolverano, graffiano
la durezza del ghiaccio
bianco, freddo, rapido.

Musica di passato,
gocce di pensiero
sul ghiaccio innevato,
rispolvero lacrime,
sgorgo cadendo salice.

Sfide sadiche in pista
tra gambe che tremano
e braccia squilibrate.
Il mio sguardo si intorpidisce
tra la gente: “tranquillo”,

è solo troppa gente.
Ma sai che non funziona la paura di cadere,
mi appartiene più quella di far cadere,
che non tutti si rialzano
sdrammaticando, sorridendo.

Eppure il mio sguardo si stupisce!
Per ogni vittoria dopo il fallimento,
per la leggerezza con cui pendo
dalle mie stesse labbra
e sul foro del silenzio…

lì dove l’ascolto entra e diventa pensiero.
Pattino sul bianco, oggi però cado
dal margine di questo universo parallelo.
Cado a dicembre e sciolgo a marzo
questo mio freddo lato. Canto.

Canto.
Dicembre ribelle,
Dicembre è la mia sfida.
Dicembre mi appartiene:
Dicembre la mia, nostra pista.

~Parole come matite

Coraggio e forza

Corro passo a passo tenendo nelle cuffie il ritmo.
Corro, corro metaforico mattino:
stanca accellero e mi sento svenire,
vedo svanire, corsa contro calorie,
contro il mio passato e presente.

È una continua corsa contro le emozioni che potrei o vorrei toccare,
incurante delle conseguenze
e spaventata ma come biasimarmi?
In colpa, preoccupata:
《”conseguenze”》

Scappo, corro senza voltarmi,
il vento ghiaccia il petto,
sudata sotto al sole netto
delle 9:00 di luglio.
la soddisfazione davanti a rabbia,
paura, desiderio di cambiare
《immenso》

leone rosso di vetro, rubino,
immersa tra passato e presente in disaccordo…
Brillano gli occhi a pensarci:
《Da ultima a prima.》
Commuove pensare a che divento
ciò che ho sempre sognato
nei miei fantasticare fissando
il soffitto della buonanotte tra le favole.

{Commossa davvero}
vistami migliorata, sguardo fisso
sullo specchio di una doccia gelata.
Freddo non ghiaccia sguardo ottimista.
Il sudore e la fatica renderanno
sempre più nitida
l’immagine di ciò che sono:
guardatemi diventare cosa ero prima di riuscire ad esserlo.

Ridevate a vedermi giù, impotente, sognante, fragile: smetterete
quando il successo arriverà a
bruciare le mie carte,
dalla forza che ne deriva.

Ridevate perchè non sono mai cambiata per accontentare gli altri,
ma ora forte, noterete
che io me lo sono sempre stata.
Lotte contro al mondo per ritrovarmi fuori posto in ognidove, il coraggio d’accettarsi per diventar migliore,
rendersi libera da ogni debolezza.
Così il coraggio farà con tutti, le porte coi fuggitivi, una scala in un vicolo cieco.

~ Parole come matite

Il parco dei tempi

Tavoli in pietra,
metalliche catene
di gomma ricoperte e
dondolanti pensieri,
colorati profumi
ricoprono la gente.
Gorgogliante fontana
e scarpette infangate,
manine bagnate
scalpitio di anime nell’aria
il riso di giochi e partite
le scoperte e le avventure
piccole piccole.
Sento i ricordi diramanti,
fioriti prati e filini d’erba,
e tra la sabbia i diamanti:
l’accarezzante certezza
che nulla cambierà
restando eterna perfezione.
E me ne esco fragile,
sollevato il polverone.
Qui in autunno le foglie cadono,
i bambini crescono
tra graffietti e scivoloni
sull’altalena della vita,
su scivoli e castelli
e le panchine del primo bacio
-dipinte di mille emozioni
e scritte indelebili-
non si spezzeranno mai
dai loro incantesimi.
Le venature verdi muoiono,
e le foglie cadenti ardono
sul fondo dei bicchieri:
rosse, arancioni, gialle
fino a spegnersi
tra ceneri: nere foglie.
Rondini migrano e tornano corvi.
Non cambiamo affatto
se ci osservi intatti,
diventiamo chi siamo già
prima di esserlo: ci riveliamo
da bambini elastici
a ragazzi di vetro carichi
fino a diventare chi pietra, corallo, acciaio, plastica, legno,
pioggia, lembo, limbo,
un simbolo tatuato
d’orgoglio e passato, polvere e fumo…
Il parco è un varco temporale
memorabile sole, neve o temporale
paranomasìa d’estate.

~Parole come matite

Vorrei… una porta

Vorrei una stanza tutta per me, dipingerla di cielo, comporla pezzo a pezzo partendo dai miei fogli, le pagine, la mia chitarra, la sedia preferita, fotografie, un letto e me.
Non importa se le tempere finiscono o se il letto per un po’ non c’è…
Vorrei una porta da chiudere per tutte le volte che ho odiato le persone.
Vorrei solo chiudere quella dannata porta e aprire tende e ribalta,
vorrei.. il suono della maniglia e del legno che si congiunge alla cornice scostando un soffio d’aria,
chiuderla e sapere che nessuno avrà la necessità di entrare e violarla,
chiuderla e sapere che resterà tale,
che non sarà spostato nulla di un centimetro da dove io lo poso,
che tutto si riempirà di polvere e sarò io a pulire.
Vorrei avere fra le mani la chiave e sapere che non è necessario utilizzarla,
suonare, sentir la radio e sapere che nessuno mi sentirà cantare;
gridare che ce la posso fare, che non temo il mondo e che questo oceano volendo anche sola lo posso affrontare.
Vorrei avere uno spazio in cui riporre lacrime e sogni, sospiri, desideri e nasconder tutto… chessò? ..Sotto un cuscino, dietro una giacca, in un cassetto, nello zaino o il battiscopa.
A volte sono isterica, quasi claustrofobica.. eppure chiudo la porta (per vedere che poi nessuno la lascia come la trova).
Ora come ora mi sentirei soffocare anche in una villa, vorrei solo la mia parete e potermici immergere e organizzare, cercarci il silenzio sulle sponde delle emozioni che non si urlano
(per non peggiorare situazioni andate male),
schizzati dalle domande vivaci di questo mare..
Io più o meno so nuotare: per stare a galla basta respirare.
…quella indipendenza e libertà è polmone, i battiti accelerano ma non puoi vivere con testa e cuore, così, senza respirare.
Ora la porta è di nuovo aperta eppure quasi non importa…
perchè vorrei solo sentirmi dire “tu domani cambiarai mura”.
Ma domani non arriva…

~Parole come matite