Altalena

…E poi quando sarà finita
ascolterai solo ciò che mancava
nella mia playlist dedicata.
Ascolterai il metal più hard che ami,
la trap più sporca che odi,
ascolterai tutto ciò che ho tolto
perchè una lista è sbagliata
qualora resti statica.
Ballerò da sola nella mia camera!
con le luci colorate ed il buio
a disciogliermi l’ombra tra le tende.
Tu pedalerai fino a un posto così lontanto da chiamarlo col mio nome
e magari ci porterai la prossima,
sarà anche lei così avventurosa?
O magari sarà una di “quelle”?
Quelle che amano i locali, lo shopping
e catturare attenzioni.
Cambieranno le tue corde,
Accorcerò i miei capelli,
cambieranno i giorni
e non ci tortureremo di conti.
Aspetterò in balcone,
raccontando a me stessa le mie storie,
all’ora di dormire stringerai il cuscino
pensando a me e la mia attenzione.
All’ora di dormire penserò
all’intestino che mi si annoda,
lo stomaco che s’incendia a ogni sogno.
Penserò all’istinto luminoso del dubbio,
al destino e la sua ironia cinica:
un giorno forse imparerò anch’io
a deridere la vita
almeno quand’è barzelletta.
…E forse lei la tormenterai
con tua musica che non apprezza,
non quanto me osservando le tue dita
come mi stringessero la mano
anzichè il manico dell’elettrica.
Io invece sono più per l’acustica.
Forse ci proveranno in tanti
e nessuno più mi ripeterà
-come ci fosse pure l’eco-
“sei bellissima”, così, sorridendo.
Troverai chi ti farà più complimenti,
a me non piace dire tutto,
tengo dentro per poi vuotarmi
alla sera o al mattino,
a scrivere di getto, perdendomi..
Nessuno sa che è per questo
se perdo sempre i pullman,
e pensare che mi alzo più presto apposta…
ma poi l’importante è che arrivo,
infondo quanto conta
il tempo che non prende mai pausa?
《Make a wish…》
Ora ti desidero qui,
mi desidero lì.
Ho perso il pullman ancora una volta,
prenderò al volo il treno,
sarà come darsi la spinta in altalena
e saltare al momento di maggior spinta
e forse non ci sarai ad aspettarmi,
magari non ti alzi all’alba
solo per vederne i colori
riflessi come olio su tela di nuvole,
non ci sarai ma guarderò il parco da lontano
e sarà come se non ci fossi mai stato,
solo che penserò e scriverò di ogni secondo e pensiero passato.
~Parole come matite

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Parole pittrici

I pensieri trascinano,
parola a parola.
Le parole trascinano,
i pensieri che parlano
e portano altrove.
Neanche te ne
accorgi, renditi conto.
-Ogni giorno-
lascia silenzio ai pensieri,
lascia che le parole giochino
alla staffetta e si leghino
in enjambemant che stoni.
Parola a parola…
il muro delle distrazioni.
“Vogliam fatti e non parole”
ma la mente si sciacqua
e osserva solo le parole
di cui è intrisa aldilà del freno.
Un filtro intrasparisce:
fuori il silenzio puro
e dentro le parole
ballano il valzer
col casquet! Un girotondo
d’impressioni, d’espressioni.
Favela di pensiero:
me duele la cabeza
y ya estoy sola sin casa
que me caliente, pero
sin “bastante” pinto
mi murallas en verde
y parablas que temes.

~Parole come matite

Dategli forma

Dagli una forma,
dagli colore.
Cercane il senso,
travagli nome.
Forse ha un nome,
forse ne ha mille
e per altri nessuno.
È sulla cima di un monte,
su troni e campi,
se ne sta a capo di fiori,
a riva e attorno a fari,
contro vento,
a sorridere di noi mortali
scivolando nella corrente
dell’unica direzione che ci attende
e che non accettate
e che mai accetterere.
Non è da nessuna parte,
non ha dimora,
non ha cognome.
Domina solo la propria astrazione
controllando il moto di astri e rivoluzioni,
controllando solo il nulla.
Ma voi dategli forma!
scegliete un colore.
Dategli viso,
ma una sola espressione.
Dategli meriti,
allegate ogni colpa
e usatelo come spiegazione.
Bene allora! Giochiamo
al piccolo burattinaio,
divertiamoci a dargli una forma!
Per me è un cerchio viola,
un triangolo giallo,
una piccola foglia…
Per me è il profumo di pino
dopo una potente pioggia.
È il tempo che scorre
quando guardi il fiume, sola,
nel tuo posto speciale.
É come ogni sera -l’unica certezza-
sia che il cielo si spenga
e la Terra quasi cambi rotta.
Il suono delle onde,
fulmini, saette globulari.
La sensazione appiccicosa
del sale frai capelli,
un millisecondo, centomila anni.
Crisantemi, cipressi, coriandoli.
Il ballo di fine anno
senza accompagnatore,
la luna che copre il sole.
Arrossire al momento sbagliato.
L’asfalto a piegare ogni articolazione.
Strade intrecciate.
L’effetto che mi fa dire il tuo nome…

~Parole come matite

Ottobre

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Come sempre panorama e sensazioni
si mescolano nel mio cappuccio:
odori di vento e fumo, pioggia,
me e gli abbracci di mamma
stampati di profumo.
Gocciolìo di pensieri riflessi sul vetro,
musica a scuola da Niagara d’arcobaleno,
maniche umide di lana
e smorzanti sorrisi.
Cosa significa essere felici?

Esprimer desideri sotto galassie che vomitano meteore, poter dire di star bene “nonostante”.
Nonostante tutto si sta in piedi.
Anche gli spilli dei voodoo si stancano col tempo, come i nodi che fottono i pettini, come il vento scava montagne.
Non si smette di essere felice,
non puoi trattenere il respiro per sempre, solo resettare tutto.
Prima o dopo ogni incendio si spegne.

~Parole come matite

Una sconosciuta in bus

Osservi imbronciata fuori il finestrino,
quegli occhiali ti stanno alla perfezione e sembra che tu sia tra chi capisce meglio il mondo.
Sei seria, ma non triste,
te ne stai sola e osservi gli altri infilandoti nei discorsi quasi col sorriso,
poi torni a guardare fuori,
alzi un sopracciglio.
Occhi grandi, curiosi, color nocciola,
pelle ambra, unghie rugiada,
rabbia repressa ed espressione di gentile intelligenza.
L’empatia te la si legge e si legge noia.
Guardi fuori con la testa leggermente piegata,
la faccia di chi guarda fuori
perchè chi è solo non parla
e scappa con gli iridi in un panorama che obbliga,
verso un orizzonte lontano.
Cercando dimora per lo sguardo, cercando occasione
che spezzi anche il suo di silenzio
come la compagnia fa con le altre persone.
Nessuno ti aspetterà alla fermata
per accompagnarti a casa
o prendere insieme una cioccolata,
ma ti leggo addosso
che hai la stessa forza
di chi supplica parole
ma consapevole che non lo farà per sempre, o così spero.
Scusa se ti interpreto fragile.
Resisti, la quiete diviene abitudine.
Se ti leggo e so leggerti
sei raggiante foresta di solitudine.

~Parole come matite

Nonna. 16-09-18

Sono sciolta nel mio mondo,
ad un tratto mi carezza fronte e guancia
lei e la sua pelle screpolata.
Mi irrigidisco, penso
e vorei sparire..
la mia pelle e i miei pensieri
non si sfiorano!
e giochi a vedermi acida
mi dici “sadica, non vedi che hai intorno gente che ti ama?”
non lo dici ma te lo si legge in faccia
e non capisci che non si dimentica
e tu vorresti farla franca…
ma me ne andrò e sarò felice.
A volte la mia paranoia parla
e quando non lo fa tace
e almeno impara.

~Parole come matite

Intrecci vecchi

svegliata alle 6 di mattina
ti chiesi se avevi da fare
incontrati sulla strada principale
ad una grande panchina in legno
su un verdeggiante dirupo,
mai esistito,
in bilico per farmi rimproverare…
“Facciamo un giro”
vaghiamo tra tratti di città mai visti,
mai esistiti;
giochiamo a pallavolo in un campo rubatoci,
senza fare squadra;
suoniamo un pianoforte triplo a strati di tasti,
che non esiste.
Sfioramoci, guardiamo un film, quello che vuoi ma non passeremo dalla camera…
non esiste.
Tornato a casa tua continuo la mia solitaria via,
in tuta metà viola e metà bianca…
incrocio la macchina, papà no, ma vedo mamma.
La città si complica come in montagna,
tra vicoli, viuzze, scalinate e curve
e mi affascina.

Professoressa, domani interroga?

Mi interrogherebbe sui miei intrecci? Quelli profondi, quelli interni,
ma anche esterni, caduci o eterni.
Intreccio un braccialetto e guardo al futuro contando ogni giorno.
Anche oggi cambio intrecci,
ti lancio un filo e vedo se lo afferri.

~Parole come matite