Coraggio e forza

Corro passo a passo tenendo nelle cuffie il ritmo.
Corro, corro metaforico mattino:
stanca accellero e mi sento svenire,
vedo svanire, corsa contro calorie,
contro il mio passato e presente.

È una continua corsa contro le emozioni che potrei o vorrei toccare,
incurante delle conseguenze
e spaventata ma come biasimarmi?
In colpa, preoccupata:
《”conseguenze”》

Scappo, corro senza voltarmi,
il vento ghiaccia il petto,
sudata sotto al sole netto
delle 9:00 di luglio.
la soddisfazione davanti a rabbia,
paura, desiderio di cambiare
《immenso》

leone rosso di vetro, rubino,
immersa tra passato e presente in disaccordo…
Brillano gli occhi a pensarci:
《Da ultima a prima.》
Commuove pensare a che divento
ciò che ho sempre sognato
nei miei fantasticare fissando
il soffitto della buonanotte tra le favole.

{Commossa davvero}
vistami migliorata, sguardo fisso
sullo specchio di una doccia gelata.
Freddo non ghiaccia sguardo ottimista.
Il sudore e la fatica renderanno
sempre più nitida
l’immagine di ciò che sono:
guardatemi diventare cosa ero prima di riuscire ad esserlo.

Ridevate a vedermi giù, impotente, sognante, fragile: smetterete
quando il successo arriverà a
bruciare le mie carte,
dalla forza che ne deriva.

Ridevate perchè non sono mai cambiata per accontentare gli altri,
ma ora forte, noterete
che io me lo sono sempre stata.
Lotte contro al mondo per ritrovarmi fuori posto in ognidove, il coraggio d’accettarsi per diventar migliore,
rendersi libera da ogni debolezza.
Così il coraggio farà con tutti, le porte coi fuggitivi, una scala in un vicolo cieco.

~ Parole come matite

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Il parco dei tempi

Tavoli in pietra,
metalliche catene
di gomma ricoperte e
dondolanti pensieri,
colorati profumi
ricoprono la gente.
Gorgogliante fontana
e scarpette infangate,
manine bagnate
scalpitio di anime nell’aria
il riso di giochi e partite
le scoperte e le avventure
piccole piccole.
Sento i ricordi diramanti,
fioriti prati e filini d’erba,
e tra la sabbia i diamanti:
l’accarezzante certezza
che nulla cambierà
restando eterna perfezione.
E me ne esco fragile,
sollevato il polverone.
Qui in autunno le foglie cadono,
i bambini crescono
tra graffietti e scivoloni
sull’altalena della vita,
su scivoli e castelli
e le panchine del primo bacio
-dipinte di mille emozioni
e scritte indelebili-
non si spezzeranno mai
dai loro incantesimi.
Le venature verdi muoiono,
e le foglie cadenti ardono
sul fondo dei bicchieri:
rosse, arancioni, gialle
fino a spegnersi
tra ceneri: nere foglie.
Rondini migrano e tornano corvi.
Non cambiamo affatto
se ci osservi intatti,
diventiamo chi siamo già
prima di esserlo: ci riveliamo
da bambini elastici
a ragazzi di vetro carichi
fino a diventare chi pietra, corallo, acciaio, plastica, legno,
pioggia, lembo, limbo,
un simbolo tatuato
d’orgoglio e passato, polvere e fumo…
Il parco è un varco temporale
memorabile sole, neve o temporale
paranomasìa d’estate.

~Parole come matite

Vorrei… una porta

Vorrei una stanza tutta per me, dipingerla di cielo, comporla pezzo a pezzo partendo dai miei fogli, le pagine, la mia chitarra, la sedia preferita, fotografie, un letto e me.
Non importa se le tempere finiscono o se il letto per un po’ non c’è…
Vorrei una porta da chiudere per tutte le volte che ho odiato le persone.
Vorrei solo chiudere quella dannata porta e aprire tende e ribalta,
vorrei.. il suono della maniglia e del legno che si congiunge alla cornice scostando un soffio d’aria,
chiuderla e sapere che nessuno avrà la necessità di entrare e violarla,
chiuderla e sapere che resterà tale,
che non sarà spostato nulla di un centimetro da dove io lo poso,
che tutto si riempirà di polvere e sarò io a pulire.
Vorrei avere fra le mani la chiave e sapere che non è necessario utilizzarla,
suonare, sentir la radio e sapere che nessuno mi sentirà cantare;
gridare che ce la posso fare, che non temo il mondo e che questo oceano volendo anche sola lo posso affrontare.
Vorrei avere uno spazio in cui riporre lacrime e sogni, sospiri, desideri e nasconder tutto… chessò? ..Sotto un cuscino, dietro una giacca, in un cassetto, nello zaino o il battiscopa.
A volte sono isterica, quasi claustrofobica.. eppure chiudo la porta (per vedere che poi nessuno la lascia come la trova).
Ora come ora mi sentirei soffocare anche in una villa, vorrei solo la mia parete e potermici immergere e organizzare, cercarci il silenzio sulle sponde delle emozioni che non si urlano
(per non peggiorare situazioni andate male),
schizzati dalle domande vivaci di questo mare..
Io più o meno so nuotare: per stare a galla basta respirare.
…quella indipendenza e libertà è polmone, i battiti accelerano ma non puoi vivere con testa e cuore, così, senza respirare.
Ora la porta è di nuovo aperta eppure quasi non importa…
perchè vorrei solo sentirmi dire “tu domani cambiarai mura”.
Ma domani non arriva…

~Parole come matite

22 agosto ’17- in versi

D’improvviso, a spezzar parole: uno scoppio…
due, tre… un crescendo lontano dal crepuscolo.
quarto, quinto!! “fuochi iniziati”,
ragazza di bagliore lunare, vaghi
tra gente di mare e due scappati di casa, osservando un cielo bipolare
anche tu per strada
a veder lo schieramento: stelle e lampi.
Frizzante atmosfera,
lui anche stasera più il mezzo sorriso di chi si scioglie fantasticando solita all’idea.
ma in-gente-traffico difficile è sciogliersi: contenitore anti-claustrofobici
《non più magico da sognare.》
Con stretti amici gareggia:
corsero alle spalle qui, lì tra nasi alti!!
e ‘l cielo esplodeva, su persone immobili in apparente ipnosi:
e Cielo non intendeva smettere
ma sembrava che di finire potesse
da un secondo all’altro.
………….
Seduti sull’erba fredda
rotolavano pensieri tra caviglie colme di solletico.
《si, puoi fare meglio..》
Non conoscer posto seppur sapere di trovarlo.
…………
Ed ecco lo scalpo perfetto!! tra abitazioni, dietro in quella vuota stradina, su di un muretto..
《perfetto… semplicemente perfetto.》
Sdraiarono con occhi al cielo e flettevano ogni colore e luce,
immersi nei rimbombi che inondavano anche il petto per forza di vibrazioni,
in appena un filo di vento,
nevicava ogni tanto un pezzetto di cenere da quel puzzle di carbone e ossigeno, spento.
………..
Ebe a far foto ed Eros a baciar memorie,
in un attimo di romanticismo e adolescenziale mancanza…
lei, la pensatrice, si perse in sorriso,
autoscontri, l’idiota dell’anno intitolato,
in quel dejavù rivedendolo in piedi su una macchinina a “carillon” ..
e per un attimo anche lui ha ricordato, bacio di morfeo, pagato il prezzo dei sensi in quell’attimo che ora non significava nulla.
Nulla se non meno.
《conosci ‘sta canzone? … non l’hai mai sentita.. non te ne intendevi eppur ti intendevi d’altro, avrei dovuto solo guardare in faccia ad un altro.》
………….
piedi al vento, consegnati al baccano: dove l’amica piena di allegria scattò una foto, l’amico mirava solo, ed io… io ci camminavo
nella guerra, passo a passo sotto i tuoni di tempesta, sotto le lacrime in gabbia tra le ciglia ora sfuocate.
Un po’ formica, un po’ leone.. ma non insetto chimera di entrambe.
Non formica leone come tu sei.
…………
Pareva toccarlo, camminare, cascarci dentro ed esserci sdraiata, immersa nei sogni di mezzanotte, immersa nelle risate di quella sera col cuore ancora a mille per il rocket ed il vuoto in gola.
normal fatto per ragazzi ma le si presentava speciale, tempo bloccatosi
in eterno attimo, tra mille ali di memorie, farfalle da stomaco
che ricordava e farfalle che componevano pensieri e futuro…
gruppi composti, ovattati, rotti…
dei per sempre finchè non importasse durata: luogo e senso: importava questo.
Importava…

~Parole come matite

22 agosto 2017- Narrazione

…E poi all’improvviso, quasi a spezzare il silenzio, ci fu uno scoppio…
Un secondo…
un terzo…
Sempre più veloce. Un quarto, un quinto!!
“fuochi iniziati” pensò la ragazza osservando le stelle in una parte di cielo e i lampi nell’altra metà. “frizzante atmosfera… e c’è anche lui stasera” aggiunse con un mezzo sorriso e cominciando a fantasticare com’era solita a fare.
ma tra la gente difficile è sciogliersi. Un contenitore anti-claustrofobici non abbastanza magico per sognare.

Insieme agli altri due stretti amici si mise a correre, corsero inseguendola di qui, di lì tra la gente!! il cielo esplodeva, le persone immobili in un’ipnosi apparente!

e il cielo non intendeva smettere ma sembrava potesse finire da un secondo all’altro!
Seduti sull’erba fredda rotolavano i pensieri tra le caviglie solleticate.
si poteva fare di meglio..
Non conosceva esattamente un posto… ma lei sapeva per certo di doverlo trovare.

Ed ecco lo squarcio di cielo perfetto tra le abitazioni della cittadina… lì dietro in quella vuota stradina, su di un muretto.. “perfetto… semplicemente perfetto”.
Sdraiarono con occhi al cielo che flettevano ogni colore e luce, immersi nei rimbombi che inondavano anche il petto dalla forza delle loro vibrazioni, c’era appena un filo di vento e nevicava ogni tanto un pezzetto di cenere da quel puzzle di carbone, vento e ossigeno.
Ebe a far foto ed Eros probabilmente immaginava di baciarla in un attimo di romanticismo e adolescenziale mancanza…
lei invece, la nostra pensatrice, si perse in quel sorriso, pensò agli autoscontri, l’idiota dell’anno passato in quel dejavù rivedendolo in piedi su una macchinina e “carillon” di sottofondo… e per un attimo anche lui ha ricordato, anche lui ha pagato il prezzo dei sensi in quell’attimo che ormai non significava più nulla.

“conosci questa canzone?” “no mai sentita.. non me ne intendo”
Te ne intendevi di ragazze, però…

Alzò i piedi e li posizionò tra i fuochi: dove l’amica piena di allegria scattò una foto,
lo fece perchè le pareva di toccare il cielo, camminarci ed esserci sdraiata dentro, immersa nei sogni di mezzanotte, immersa nelle risate di quella sera col cuore ancora a mille per il rocket ed il vuoto in gola.
Serata normale per ragazzi nella norma, ma a lei sembrava la più speciale, come se il tempo avesse potuto bloccarsi da un attimo all’altro, tra i mille battiti di ali di memorie, tra le farfalle dello stomaco che ricordava di aver avuto, tra le farfalle che componevano i suoi ricordi e quelli che verranno… tra arrampicate, sorrisi, musica.. primavera ed estate… companie che si compongono, spezzano e riformulamo…
e sarebbero stati un per sempre perchè in quel momento non aveva alcuna importanza la durata: lei era lì e importava solo questo.

Spiegamelo tu l’illogico istinto di chi ama… Te ne prego.

Mi chiedi con insistente sguardo, mi interroghi rovistando coi polpastrelli trai boccoli sgraziati dall’umidità
e non posso che rispondere con altrettanto dilatate pupille..
Che il tuo respiro è così vicino al mio…
Mi pare labile sfiorarlo, talmente breve è la distanza che basterebbe meno di mezzo piede a toccarci una di fronte all’altro.
Le mani tra palmi e dita sono in millimetrico contatto, non si azzardano a stringere seppur fremano al pensiero.
L’ossigeno più lento, il tepore un po’ più ardente…
Non è desiderio della pelle, o meglio.. sì, più qualche carattere, labbra, orgoglio svenente sotto le carezze.
Dimmi cosa non si chiarisce,
se siamo sensibili alle fragranze e gli altri quattro sensi,
perchè si sente?
Questa voglia che mi percorre le vertebre
un po’ di sciogliermi e un po’ fuggire
all’orizzonte, e chissà se mi seguiresti… chissà, chissà, chissà… In fondo chi ti conosce quanto te?
e spiega caro Galilei! il voluto movimento delle falangi nella pioggia ed il freddo delle tenebre da scaldarsi.
Spiega Copernico, il moto di tutto, intorno a noi in questo momento, a spezzare ogni teoria sudata con la vita,
spiegami Metastasio, come questo teatrino non abbia melodia al di fuori di battiti e tempesta,
come questa scena già sentita e già descritta debba finire..
Perchè non sarà un dramma quando lo farà: sarà eterna la memoria, possa un meteor… L’ALZHEIMER portarmela via a colpi in testa…
In caso proprio non possa aspettare che sia il vento a farlo…
Io avrei più pazienza fossi in me, ma ora non lo sono, perciò ora spengo la mente… “Amare è breve”.

~Parole come matite

Ci sono persone…

Ci sono persone che non sono mai soddisfatte fino in fondo.
Tremano prima di un giudizio,
si evitano d’essere sopravvalutate
perchè conoscono le loro debolezze.
Si sentono smarrite spesso
anche se solo un istante,
si specchiano ridicole a commuoversi
mirando il film della propria vita,
leggendo carta inchiostrata in beni e mali.
Cercano la sostanza nelle parole,
la costanza nel vivere.
Sono persone che non rovesciano lacrime di fronte ad occhi e morse,
persone che lo credono da deboli
e che si mimano invincibili,
con la forza del mondo
per sollevare mantelli di prati e giardini,
ed esse li sudano i mari,
come ad udire non più ciechi i marinai.
Tanto fieri ed impegnati
che rosse le gote innanzi ad un complimento di brodo di giuggiole.
Chi vuole essere perfetto
sa esattamente di non essere perfetto
e per questo vuole diventarlo.
Chi vuole essere perfetto,
e sa di esserne lontano,
ama la solitudine dei numeri primi,
sguazza tra il sapore dei cambiamenti.
Non lo sono…
ma punto alla perfezione
senza provarci troppo,
senza mai raggiungerla,
senza mi appartenga fino in fondo.
Mai.

~Parole come matite